QUI il sito di una mia paziente per ricette creative, sane e… low-FODMAP!

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La sindrome del colon irritabile (IBS) è un insieme di fastidi intestinali che affligge migliaia di persone in tutto il mondo; l’intensità e la peculiarità della sintomatologia varia da persona a persona: si possono avere problemi di meteorismo, formazione di gas, flautolenza, senso di gonfiore, crampi addominali, diarrea (specialmente dopo l’assunzione di determinati alimenti) o -all’opposto- stipsi persistente. Le cause che portano a sviluppare il quadro patologico sono ancora in buona parte ignote, anche se la maggior parte dei medici è concorde nel definire l’IBS una malattia psicosomatica.

I cibi che creano disturbo
Sebbene la causa prima sia dunque di natura prettamente psicologica (stress ed ansia in primis), spesso scelte alimentari poco azzeccate contribuiscono nell’accentuare la sintomatologia: tra i maggiori responsabili abbiamo il caffè e il , i cibi piccanti o speziati, l’alcol, i cibi fritti o ricchi di grassi (salumi, insaccati, dolci a base di creme, salse come la maionese…). Inoltre, anche alcuni ortaggi danno problemi di meteorismo e gonfiore: broccoli e cavoli, ravanelli, rape, fagioli, cipolle, porri, cetrioli e peperoni con buccia; la maggior parte della frutta crea problemi di distensione addominale e fermentazione se assunta dopo il pasto. La formazione di gas intestinale viene favorita anche da alimenti insufflati di aria (gelati, creme, mousse, schiuma del cappuccino, frappè…) e dall’uso di chewing-gum. Infine, le persone intolleranti al lattosio accusano problemi di velocizzato transito intestinale e di diarrea a seguito di ingestione di latte e formaggi freschi.

FODMAPs: cosa sono e dove sono contenuti?
L’acronimo FODMAPs sta per “oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentabili e polioli”. Si tratta di forme di carboidrati che, in persone sensibili, creano problemi intestinali associabili all’IBS. I carboidrati incriminati sono lattosio, fruttosio, fruttani, polialcoli e galattani: una persona può essere più sensibile ad alcune di queste forme e meno ad altre; una dieta a basso contenuto di FODMAP aiuta a diminuire i sintomi connessi a IBS, e a migliorare lo stato di benessere della persona soprattutto a livello di soddisfazione sociale: spesso infatti i fastidi intestinali inducono a rinunciare a cene in compagnia e uscite con gli amici.

Lattosio: latte, formaggi freschi, yogurt (ma parzialmente scisso), alimenti addittivati di lattosio (es. prosciutto cotto)
Fruttosio: succhi di frutta, frutta (in particolare pere, anguria, melone e frutta con nocciolo: pesche, albicocche, ciliegie), miele, alimenti contenenti zucchero (il saccarosio è infatti costituito da una molecola di fruttosio e una di glucosio): biscotti, marmellate, yogurt con zucchero, dessert, merendine, snack, bibite dolci…
Fruttani: pasta, riso, segale, prodotti raffinati (farina bianca e derivati), carciofo, aglio, scalogno, cipolle, cicoria, banana, topinambur
Polialcoli: si tratta di additivi alimentari sostitutivi dello zucchero, quindi presenti in moltissimi alimenti “senza zucchero” (es. gomme da masticare, caramelle sugar-free, yogurt magri alla frutta, dolci ipocalorici, biscotti ipocalorici…) e, in forma naturale, nei funghi
Galattani: legumi (fagioli, lenticchie, ceci, fave, piselli…)


La low FODMAPs diet
Gli studi riguardanti i FODMAP sono piuttosto recenti: sono iniziati solo nel 2005, per intensificarsi poi nel 2009. Tra gli ultimi pubblicati di notevole importanza ce n’è uno del 2011, che ha coinvolto un centinaio di persone divise in due gruppi: al primo gruppo è stata somministrata una dieta standard per la sindrome del colon irritabile, al secondo gruppo è stata consigliata un’alimentazione a basso contenuto di FODMAP. Analizziamole più da vicino:
Dieta standard per IBS: limitazione dei cibi ricchi di grassi; eliminazione di caffeina (non solo caffè ma anche energy drink); limitazione delle bevande frizzanti; limitazione o aumento della fibra insolubile (cereali specie se integrali) a seconda che ci fosse diarrea o stipsi; limitazione dei prodotti “senza zucchero” e/o contenenti sorbitolo; limitazione della frutta; limitazione degli alimenti ricchi di amido resistente (pop-corn, banana non matura, pane raffermo, cereali bolliti e consumati freddi); introduzione giornaliera di avena e semi di lino; applicazione di altri principi salutari (masticare a lungo, pasti regolari…).
Dieta a basso contenuto di FODMAP: restrizione degli alimenti ricchi di FODMAP (sopra elencati); introduzione di frutta povera di fruttosio e sorbitolo.

Al termine dello studio, i pazienti appartenenti al gruppo “senza FODMAP” hanno riportato un livello più alto di soddisfazione circa la regressione dei sintomi: il 76% di loro si è dichiarato soddisfatto, contro il 54% del primo gruppo. Clinicamente si è riscontrato un miglioramento soprattutto nella formazione di gas (86% vs 49%), dolore addominale (85% vs 61%) e flautolenza (87% vs 50%).

Il punto di forza della dieta FODMAPs è la restrizione simultanea di tutti gli alimenti che possono creare problemi in soggetti sofferenti di colon irritabile, al contrario di altri approcci dietetici che mirano alla completa eliminazione di solo una parte di essi (ad esempio bandendo tutti i latticini e prodotti contenenti lattosio). Importante è sradicare la convinzione che la persona sia “intollerante” al cibo: non si tratta di intolleranza, ma di malassorbimento. I cibi non devono essere banditi, ma moderati nelle quantità, e al regime dietetico low-FODMAPs deve essere associata anche una rieducazione alimentare: come accennato all’inizio dell’articolo, esistono anche altri alimenti in grado di iper- o ipo-stimolare la mucosa intestinale (caffè e grassi in primis). Va comunque ricordato che la low FODMAPs diet non è una cura per la sindrome dell’intestino irritabile, bensì un modo di alleviarne i sintomi.

Bibliografia
P.R.Gibson, S.J.Shepherd – Evidence-based dietary management of functional gastrointestinal symptoms: the FODMAP approach, J Gastroenterol Hepatol. 2010 Feb;25(2):252-8
H.M.Staudacher, K.Whelan, P.M.Irving, M.C.Lomer – Comparison of symptom response following advice for a diet low in fermentable carbohydrates (FODMAPs) versus standard dietary advice in patients with irritable bowel syndrome, J Hum Nutr Diet. 2011 Oct;24(5):487-95

Aggiornamento del 01 agosto 2012: qui trovate un articolo che approfondisce l’argomento.