Se qualcuno ha vissuto all’estero (o risiede attualmente, o conosce bene determinati luoghi) e volesse partecipare a quest’iniziativa, può scrivermi a info@alimentazioneinequilibrio.it. Si tratta di creare mini-guide riguardo abitudini e piatti tipici (o da *non* ordinare!) di paesi esteri, magari di città specifiche. Sono graditi link e indirizzi di posticini dove fare la spesa o pranzare/cenare/fare un brunch o una merenda, il tutto ovviamente secondo i principi di un’alimentazione sana e consapevole.

Oggi parliamo di una meta molto quotata e molto temuta: l’America! Un viaggio negli USA rappresenta la croce e la delizia di tante persone a dieta: se da un lato andare Oltreoceano è sicuramente un’esperienza stimolante ed entusiasmante, sull’altro versante il viaggio (di certo non di qualche giorno, vista la distanza) rappresenta un grosso interrogativo per chi sta cercando di dimagrire. O, più semplicemente, per chi tiene al mangiar sano. L’America è la patria dei junk-food e dei fast-food, della Coca-Cola che costa meno dell’acqua e della dilagante epidemia di obesità: come salvarsi?

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Ho ricevuto un paio di mail di ragazze disposte a darmi una mano per la mini-guida americana, e sono certa che nel tempo avrò anche altre segnalazioni con cui arricchire questo articolo, che quindi sarà in costante work in progress.
Lo dividerò in due parti: consigli generali sull’America, e consigli specifici su varie città.

Comincio a ringraziare Laura e Claudia per la loro preziosa collaborazione!

America – Consigli generali

1. Tantissimi alimenti sono geneticamente modificati, pieni di conservanti e pesticidi. Mangiare bene quotidianamente, soprattutto se si è fuori casa, è possibile ma può diventare molto costoso: hamburger con patatine e Coca costa 3 dollari, un’insalata ne costa 7. Quindi, se avete in programma un viaggio negli USA è meglio che mettiate in conto di spendere più che in Europa per pasti sani (dal mio punto di vista, meglio così che tornare zeppi di OGM, glutammato e additivi).
Sulle confezioni degli alimenti viene specificato se gli OGM *non* sono contenuti; se non trovate scritto nulla, con buona probabilità state mangiando cibi geneticamente modificati.

2. Purtroppo, come molti di voi sanno, negli USA si somministrano alle mucche (e in generale agli animali allevati in modo intensivo) ormoni della crescita, per avere una produttività maggiore. In Europa non è possibile usare questi ormoni: vige il divieto in tutta l’UE di usare anabolizzanti e cortisonici negli allevamenti (sebbene alcune indagini veterinarie ne abbiano rilevato l’uso illecito).
Laura e Claudia ci segnalano che è possibile acquistare latte *non* derivato da mucche a cui siano stati somministrati ormoni: è ben specificato sulla confezione. Salvo indicazione esplicita, tutto l’altro latte in commercio è imbottito di ormoni.

3. A differenza che in Italia e in Europa, negli USA viene specificato il contenuto di acidi grassi trans: ecco, in questo dovremmo prendere esempio da loro, dal momento che i grassi trans sono una delle maggiori cause alimentari di cancro.

4. Non è un mito: le porzioni sono davvero più grandi di quelle che potremmo trovare in Italia, e non si tratta di un fenomeno limitato ai fast-food. Basta fare un giro nei supermercati per rendersene conto: anche il vasetto di yogurt o la bottiglietta di bibita hanno porzioni maggiori delle nostre.

5. Praticamente non esistono succhi di frutta propriamente detti: potrete trovare quasi esclusivamente succhi da concentrato (ovvero, frutta frullata e concentrata, per poi essere diluita in acqua al momento del consumo), e quasi esclusivamente di arancia. C’è invece una vasta scelta di bibite alla frutta che non hanno nulla a che vedere con la frutta vera: niente polpa e niente succo, solo aromi e coloranti. Non fatevi tentare dalle confezioni sgargianti!

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6. Le etichette nutrizionali sono confondenti: come in Italia potrete trovare l’elenco dei nutrienti sia per 100 g sia per porzione. Ma a differenza dell’Italia la ‘porzione’ è spesso intesa come metà confezione acquistata e non la confezione intera!
Esempio: se in Italia acquistiamo un pacchetto di biscotti da 60 g troveremo indicate le quantità sia per 100 g sia per 60 g (ossia, una porzione). In America, invece, troverete le quantità per 100 g e per 30 g (mezza porzione): l’ambiguità è un escamotage furbo delle aziende. La maggior parte delle persone guarda le calorie per porzione e non si accorge che la quantità che ha tra le mani sia il doppio rispetto a quello che viene indicato come ‘serving’… Un po’ come il Kinder Bueno: avete mai notato che per ‘porzione’ intendono una sola delle due barrette che compongono uno snack?

7. Ecco a voi una lista di catene alimentari che si trovano su tutto il territorio USA, e nelle quali è possibile mangiare in modo più salutare (per non dire completamente sano) rispetto che la media dei locali americani:
Poor Richard’s, con possibilità di ordinare gluten free e veg
Adam’s Mountain Cafe, con possibilità di mangiare vegetariano-vegano; usano prodotti Slowfood, locali e biologici
Chipotle, offre cibo messicano con carni biologiche
Whole Food Market, supermercato con gastronomia biologica, panini fatti al momento e salad bar
Panera Bread, buone le insalate e le zuppe stagionali
Colorado Springs Breakfast, ossia la versione salutare della colazione americana

New York
[Grazie a Claudia!]

1. New York è una città cosmopolita anche nella ristorazione: potrete trovare quartieri etnici con specialità da tutto il mondo, dalla Polonia alla Russia, dal Libano all’India. In ciascun quartiere troverete ristoranti veramente validi, ristoranti puramente commerciali e ristoranti da evitare: meglio informarvi prima di entrare, anche leggendo recensioni online del luogo che avete addocchiato.

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2. Anche grazie alle campagne promosse da Michelle Obama, a New York si sta attuando una strenua lotta all’obesità, e di conseguenza allo zucchero: se da un lato i prodotti ‘standard’ sono zuccheratissimi, dall’altro diventa sempre più facile acquistarne le versioni non zuccherate (è comunque da verificare se siano contenuti dolcificanti di sintesi). Questa tipicità di NY si può notare soprattutto nelle bibite, che normalmente sono *molto* più zuccherate rispetto a quelle italiane: vale per le soda (bevande carbonate come la Coca-Cola), i tè freddi, le acque vitaminizzate e qualsiasi cosa si possa bere.

3. Il junk-food è chiaramente all’ordine del giorno: alle casse di qualsiasi negozio, supermercato o catena potrete trovare mille tipi di barrette, candy bars, cioccolato, patatine, caramelle (tra cui un inquietante snack al sapore di manzo, chiamato beef jerky!). 
Vi prego. Statene alla larga. Non fatevi tentare dai colori sgargianti, o peggio ancora dalle scritte “low fat!”: è tutto marketing, è tutto un inganno per la vostra salute.

4. New York, come forse Londra, non ha orari: potete pranzare indifferentemente alle 10 del mattino o alle 5 di sera. Come dice Claudia, “è una città che non dorme mai, ma che mangia sempre”. Potrete trovare locali sempre aperti o con orari molto prolungati; la maggior parte dei luoghi di ristorazione ha un’offerta che spazia dalla colazione al dopocena, passando per brunch, merende e pasti di ogni genere.

5. Se si svolge lavoro d’ufficio la colazione viene consumata quasi sempre con i colleghi prima di iniziare la giornata lavorativa; il pranzo è spesso inesistente, o comunque molto leggero e molto più simile allo snack (quando non è composto al 100% da caffeina e zucchero). La cena è piuttosto presto, verso le sette di sera. 
New York è una città viva anche di notte, quando si possono trovare aperti (oltre, chiaramente, a club e locali) deli e bodega, ossia negozi alimentari gestiti da indiani, latinos, messicani e pachistani. Qui si possono trovare a tutte le ore generi da dispensa, bibite e caffè, oltre che una piccola scelta di pietanze calde preparate al momento ma classificabili come junk-food. Da evitare.
Se avete bisogno di acquistare generi di prima necessità o alimentari, la maggior parte dei supermercati chiude molto tardi: alle dieci di sera o dopo mezzanotte. Le Pharmacies, invece, sono aperte 24 ore su 24: CVS, Duane Reade e Walgreens, tanto per fare qualche nome, sono catene che riuniscono in un unico negozio prodotti da parafarmacia, cosmetica e generi alimentari di bassa qualità, ma forse si può trovare in extremis qualcosa di meglio che non nei deli indiani.

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6. Nel weekend i newyorkesi sono soliti fare il brunch, classica unione di colazione e pranzo con generi dolci e salati (vanno per la maggiore le uova strapazzate con bacon, ma anche altri tipi di carne e i formaggi). La fascia oraria va dalle 11 del mattino alle 15-16 del pomeriggio: praticamente si può fare un monopasto se ci si orienta verso le scelte meno pasticciate possibili. Se invece ci si riempie il vassoio di focaccine, salsine e paninetti vari, si rischia di appesantirsi e rovinarsi le energie della giornata.

7. La colazione ‘classica’ in settimana è salata, e -come detto poco fa- è consumata per strada o in ufficio. Molte persone mangiano il bagel (pane a forma di ciambella di cui avevamo già parlato nel post sull’Olanda) con una crema a base di formaggio (anche se sembra uno scioglilingua, chiedetene “just a schmear” per averne giusto un velo, evitando di avere cream cheese con bagel e non bagel con cream cheese!); Claudia sfrutta quest’alternativa al posto del pranzo, dal momento che i locali che offrono questo tipo di colazione sono comunque aperti e attivi fino a pomeriggio inoltrato. Fate solo attenzione a non capitare in posti dove usano prodotti preconfezionati: i bagel devono essere fatti al momento per essere buoni! Mai comprarne uno da Dunking Donuts, da Starbucks o nei deli indiani di qualsivoglia tipo. Qualche nome fidato: Eat a bagel, Pick a bagel, Fairway, Whole Foods, Zucker, Ess-abagel, The bagel hole. Un posticino da provare -e che non è una catena!- è Murray’s Bagel (link qui, 500 Avenue of the Americas).
In alternativa alla colazione salata potete trovare l’oatmeal: fiocchi e farina d’avena ammollati e cotti nel latte (anche senza lattosio o vegetale), da gustare sia caldo che freddo. Si possono aggiungere ingredienti di ogni tipo: noci, frutta secca, cocco, frutti di bosco, miele…

8. Mangiare sano non è impossibile, ma si deve fare attenzione ad evitare fissazioni salutiste infondate e mode alimentari. New York, come probabilmente la maggior parte delle metropoli americane, è il tempio dell’estetica che si fonde a contraddizioni vittime del marketing: palestre aperte a tutte le ore con angolo bar che offre shake iperproteici ricchi di conservanti ed edulcoranti; junk-food nelle catene accostato alla ricerca di nouvelle-cuisine nei ristoranti; diete fantasiose e fortemente ipocaloriche cui compensano abbuffate di dolci e alimenti grassi. 
Ad ogni modo, se state a NY qualche giorno potete comunque cavarvela egregiamente. Come snack da portarvi in giro per la città potrete trovare alimenti veramente stuzzicanti nei supermercati: kale chips (cavolo nero disidratato e croccante, non fritto), semini e budinetti di chia, frutta disidratata, alghe, centrifughe… Validissimo anche il consiglio di usare frutta secca come snack, ma fate attenzione a comprare quella con indicazione raw, ossia al naturale (non tostata e non salata). La potete facilmente trovare nelle Pharmacies e nei supermercati, ma anche nei cosiddetti health stores, ossia negozi di alimenti sfusi, che spesso hanno anche un angolo dedicato al biologico. 
A differenza che in Italia, a NY è facile trovare il burro (crema) di mandorle, anacardi, nocciole e altra frutta secca; anche in questo caso è bene cercare quelli con l’indicazione raw o natural, quindi senza sale/zucchero/conservanti.
Agli angoli delle strade troverete facilmente i fruit vendors, ossia venditori ambulanti di frutta e verdura fresche, da mangiare come snack. Molto costosi e quasi sempre senza indicazione della provenienza, possono tuttavia essere un buon compromesso per uno spuntino sano e senza aggiunte di ingredienti insalubri.

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9. Da qualche anno imperversa la moda degli smoothies e dei juice: centrifughe di frutta e verdura con aggiunta di ‘booster’ (potremmo dire ‘sostanze miracolose tanto fumo e niente arrosto, che danno però colore e gusto al frullato’), come curcuma o spirulina. Attenzione al costo: per un bicchiere potreste spendere 7-11 dollari!

10. Gli intolleranti al lattosio possono trovare qualsiasi tipo di sostituto: latte vegetale di ogni genere (mandorla, cocco, canapa, miglio… controllate che siano la versione senza zuccheri aggiunti), creme spalmabili vegetali, persino formaggi vegetali di anacardi o mandorle! Li troverete non solo nei supermercati, ma spesso anche nei ristoranti o cafè (con un lieve supplemento del prezzo). A proposito di cafè: non ordinate half&half, si tratta di una miscela di latte e panna per macchiare il vostro caffè. 
Claudia consiglia i sostituti vegetali del latte a marca Silk, mentre per i derivati dal latte di mucca la marca migliore a NY sembrerebbe essere la Wallaby. Buona anche la Siggi per gli yogurt, tenendo conto che la varietà di proposta per questo genere di prodotto è infinita: yogurt delattosati, di mucca, di capra, vegetali, yogurt greco, yogurt magro… Controllate sempre la lista di ingredienti perché è facile che vi sia aggiunta di panna (cream) e zucchero (sugar), specialmente nello yogurt greco (che, dunque, non è vero yogurt greco colato, ma yogurt reso cremoso con aggiunta di panna).

11. A New York non esiste una cultura del pane; alcune pasticcerie lo fanno, e si può trovare in alcuni supermercati, ma non è esattamente il pane così come lo si intende in Italia. Si tratta più che altro di pane in cassetta, pane per pancarré o per sandwich, addizionato di ogni ingrediente possibile e immaginabile. Potete trovare pane con frutta secca, pane con addizionate proteine o pane multigrain (addirittura, dice Claudia, “24 grains”! Eppure i cereali mi risulta siano sette, non 24…): evitateli tutti, perché gli ingredienti non sono sani. 
Quando ordinate un panino aspettatevi una porzione esagerata sia di pane che di ripieno. Prevenite: chiedete metà ripieno (“half the stuffing”), e informatevi sull’aggiunta -pressoché certa- di salsine, verdure semifritte e aggiunte piccanti. Se volete evitarle (e sia io che Claudia ve lo consigliamo, considerati gli ingredienti insalubri e il ricco contenuto di esaltatori di sapidità) chiedete “skip the dressing/no dressing”. 
Il consiglio di Claudia è quello di dare un’occhiata al menu e di chiedere se sia possibile preparare al momento un panino con ingredienti selezionati che siano presenti sul menu stesso (facendo ad esempio combinazioni di verdure-tacchino, verdure-salmone o simili): in genere non ve lo negheranno. In ogni caso, diffidate dai panini preconfezionati.
L’alternativa americana al panino è il bagel, a forma di ciambella: buono, ma pesante e non troppo sano.

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12. Se volete un pranzo veloce e sano, o se volete acquistare generi alimentari di qualità, a New York potete andare da Fairway o nella catena Whole Foods. Meglio comunque controllare le etichette: anche se bio, molti prodotti sono comunque industriali, e contengono molto sale e zuccheri. Attenzione anche ai prezzi: potreste avere brutte sorprese al momento di pagare!
Da Whole Food potete trovare un’ampia zona per il mangiare, da colazione fino alle 22. Qui potete farvi preparare al momento insalatone, carne, pesce, vegetarian dishes, ma anche panini di ogni tipo. Troverete anche i dolci: grandi, enormi e ipercalorici. Pensateci due volte, soprattutto se siete a dieta. 
Anche Fairway ha una zona dedicata ai pasti, ma con scelta più limitata: vale comunque la pena farci un salto.
Hale&Harty è una catena di zuppe: dalle più semplici alle più elaborate, perfette quando le temperature sono basse (zuppe anche da asporto!); hanno anche un angolo con panini e salad-bar.
Come opzione per il pranzo, molti locali offrono un angolo salad-bar, nel quale sono esposti tutti gli ingredienti disponibili per preparare insalatone personalizzate. Esistono anche catene specializzate esclusivamente in insalate: Chop’t, Just Salad, Sweetgreen. L’unico problema sarebbe il dressing: per evitare intrugli insani e molto salati, chiedete sempre il “dressing on the side” e informatevi se abbiano semplicemente olio di oliva. 
Consigliato anche Essen Fast Slow Food: scelta vastissima e self-service; potete spaziare in cous-cous, verdure, insalate di pasta, carne, pesce, yogurt, frutta, panini, sushi, ramen… Chiaramente da evitare i piatti visivamente pasticciati, e magari ci sarebbe da dare un’occhiata alla lista esposta degli ingredienti. 
Buoni anche i punti di ristoro Pret-à-manger (che abbiamo già citato per l’Inghilterra), dove ciascun alimento ha una lista completa degli ingredienti e dei valori nutrizionali.

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13. Il tempio del benessere newyorkese secondo Claudia: Local Thyme (286 Madison Avenue, NYC) con una sola location (non è una catena). Troverete piatti pronti, smoothie, panini con carne biologica e senza antibiotici, prodotti il meno lavorati possibile e con condimenti ridotti all’essenziale. Non male anche per le colazioni: usano farine alternative per i dolci, sciroppo d’agave per dolcificare e hanno un’ampia scelta di oatmeal. Utile se avete l’hotel a poca distanza, dal momento che a NY è difficile che gli hotel offrano la possibilità di fare colazione.

14. Paragrafo sui dolci. Potremmo riassumere in una frase: lasciate perdere, sanno semplicemente di zucchero. Che si tratti di muffin, apple pie, cookies o torte glassate l’ingrediente incontrastato è uno: lo zucchero. Se sono presenti creme (come nei cupcake) avrete anche un considerevole apporto di grassi da pasticceria, vale a dire margarine ricche di acidi grassi trans. Avete presente quei programmi da Real Time sul genere Il boss delle torte? Ecco: opere scenografiche, complicate, mastodontiche, coloratissime e vistose, ma dalla sostanza obesogena e incosistente. Americanate, appunto. 
Se volete togliervi lo sfizio di un dolce *vero* (e non tutto fumo e niente arrosto), a New York orientatevi verso le pasticcerie francesi: Maison Kayser, Le Pain Quotidien e Financier (presenti anche in altre città americane). Le già citate Fairway e Whole Foods hanno diverse opzioni di croissant e biscotti, dalle dimensioni triple rispetto a quello che considereremmo normale.
Le Pain Quotidien mi era stato citato anche da una cara amica, Federica, la quale mi ha detto che si tratta di una catena presente anche in altri stati (tra cui Olanda, Svizzera, UK, Russia, Francia e Spagna). E’ un locale-salvezza sia per il dolce che per il salato: troverete piatti con legumi, quinoa, cereali e molti ingredienti freschi e stagionali.

15. Avete voglia di una pizza? Il primo metro di giudizio è il prezzo: una pizza americana costa circa 1 dollaro a fetta, mentre una margherita italian-style si aggira sui 15 dollari. Se la pagate meno di 10 dollari non avete fatto un affare, ma siete vittime di una fregatura. Ovviamente, la differenza è data dagli ingredienti: preferite mangiare olio, formaggio e glutine, o un qualcosa che assomiglia *davvero* alla nostra pizza? Claudia consiglia questi locali per la pizza: Serafina, Gina la Fornarina, Della Rocco, Patsy’s pizza, Motorino, Otto.

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16. Come già detto per Finlandia e Olanda, anche nella iperadrenalinica New York City la dipendenza alimentare numero uno è la caffeina; eppure, trovare un buon espresso è quasi impossibile. Nelle catene tipo Starbucks fate attenzione a prendere la dimensione più piccola disponibile di bevanda a base di caffè: per quanto piccola, sarà comunque almeno il doppio rispetto alla caffeina di un espresso italiano.

17. Come scrivevo riguardo all’Inghilterra, anche a New York esiste una valutazione (rating) del locale. Claudia mi chiede espressamente di sottolineare (ed io sono ben felice di farlo): entrate *solo* in posti rated A, che comunque -in base ai criteri di valutazione- non danno la sicurezza che il cibo sia igienicamente pulito al 100% (immaginatevi locali con valutazioni minori!). A NYC è la normalità vedere ristoranti che vengono più volte disinfettati da ratti, scarafaggi e topi: non è come in Italia, le cucine sono davvero da incubo. Mi raccomando: solo rated A per la vostra vacanza!

*Se qualcuno fosse stato in America (e città specifiche) e volesse aggiungere qualcosa, non ha che da scrivermi: come ho detto, si tratta di un intervento costantemente work in progress!*