L’ultimo intervento dell’anno è sempre un po’ speciale, ed esula da argomenti strettamente dietetici. Qui e qui trovate i miei articoli che hanno sancito la conclusione degli anni passati: rileggerli potrebbe essere d’aiuto a chi frequenta il sito solo da qualche mese, e ancora non mi conosce bene, e non sa che sono una dietista poco un po’ controcorrente.

Quest’anno il mio augurio è quello che ciascuno di voi trovi *propria* strada per Stare Bene e prendersi cura di sé.

Mica è semplice, prendersi cura di sé stessi.
Anzi no: è semplicissimo *se* la causa è ben chiara e interessa un unico distretto organico. Se vi tagliate un dito mentre affettate le verdure sapete molto bene cosa fare, e non vi preoccupate affatto di eventuali conseguenze a lungo termine (a meno che non siate coperti dall’antitetanica, ma questa è un’altra storia!). Se vi prendete un’influenza in pieno inverno dovrete sorbirvi qualche giorno di debolezza e febbre, ma ad aprile non ne avrete altro che un lontano ricordo.
Purtroppo, però, spesso i mali che ci affliggono hanno una genesi più complessa rispetto a un taglio o un virus.
Può trattarsi di sindromi vere e proprie, che coinvolgono diverse parti del nostro organismo: soffrite di colon irritabile? Non dovete pensare solo all’intestino, ma anche al lavoro del muscolo diaframma. Vi è stata diagnosticato ipotiroidismo di Hashimoto? Dovete sicuramente sostenere il lavoro della tiroide, ma anche quello delle ghiandole surrenali e ovariche (se siete donne). Magari avete problemi di dermatite? Ben vengano pomate che leniscano il prurito, ma non dimenticate l’importanza di una dieta antinfiammatoria!
Altre volte, invece, a soffrire è la sfera che riguarda i nostri sentimenti e la nostra emotività: e come si curano le emozioni? Come si rimettono insieme parti di sé che sembrano essere frastagliate come un arcipelago di isole?

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La cura di noi stessi deve partire da un atto di volontà e di consapevolezza.

Sembra che io stia dicendo qualcosa di molto stupido, vero? E’ ovvio che una persona che sta male *vuole* stare meglio con tutta sé stessa, sia che si tratti di un male fisico sia di un male emotivo. Ed è altrettanto ovvio che la persona in questione sia consapevole del suo malessere, e che cerchi di mettervi fine.
Il problema è che la maggior parte delle sindromi che ci colpiscono non hanno un’unica modalità di cura, e che, purtroppo, tanti di noi cercano un farmaco “magico” che permetta di stare bene, che possa essere preso per sempre senza effetti collaterali e che curi ogni aspetto della propria sindrome.

La triste realtà dei fatti è che raramente le “malattie della modernità” sono così semplici da curare.
In quest’ottica bisognerebbe forse prendere maggiormente come esempio la Medicina Tradizionale Cinese (MTC): essa cura con preparati erboristici e fitoterapici (supporti “esterni”), ma anche attraverso massaggi, prescrizione di riposo e di camminate, esercizi di meditazione e di respirazione (terapie “del Sé”). Noi invece spesso ci fermiamo al primo passaggio: il farmaco, l’integratore, il supporto esterno. Il nostro atto di volontà e di cambiamento in relazione alla sindrome si ferma a questo: “sto male, prendo qualcosa per stare meglio”. 
In quanti sono disposti a mettere in discussione il proprio stile di vita alla luce della propria sindrome

***ATTENZIONE! Non sto affatto dicendo che siano stati propri comportamenti ad aver causato la malattia o l’evento avverso (sarebbe deleterio e stolto incolpare qualcuno per “essersi causato il male”!), ma che alcuni aspetti del proprio stile di vita possono essere un fattore precipitante la malattia o limitante la sua risoluzione***

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Per fare qualche esempio ben noto a chi segue il sito da un po’ di tempo…
L’amenorrea (assenza di ciclo mestruale) nelle donne è strettamente correlata allo stress (fisico, psicologico, emotivo) e a diete eccessivamente restrittive. Spesso chi ne soffre fa esami ormonali, si rivolge a diversi ginecologi ed endocrinologi, accetta stimolazioni ormonali e induzione dell’ovulazione, ma non vuole in alcun modo cambiare la propria alimentazione aumentando il contributo calorico e lipidico, né accetta il fatto che lo stress generato da un iperperfezionismo o da attività fisica estenuante possa essere diretta concausa dell’assenza di ciclo.
Il gonfiore intestinale e la stitichezza sono fastidi che interessano moltissime persone, in particolare donne, e ancora più in particolare donne perennemente a dieta. Si cerca una soluzione nei fermenti lattici, nel carbone vegetale e nell’uso di erbe lassative, ma non ci vuole accettare che molto probabilmente buona parte della fermentazione intestinale sia da ricondursi ad un consumo smodato di verdure, mangiate nel tentativo di lenire la fame e riempirsi di “calorie vuote”.
L’ipotiroidismo è una condizione di rallentamento organico che può essere di natura autoimmune (quindi generata da uno scompenso del sistema immunitario, di cui non si conosco ancora le cause esatte), ma frequentemente – e ancora una volta più negli uomini che nelle donne – è determinato da diete restrittive ipocaloriche che hanno causato un blocco del metabolismo. Se l’ipotiroidismo fosse autoimmune è necessario agire su diversi fronti: terapia ad hoc (potete leggere qui), alimentazione mirata (iniziando con queste direttive) e particolare attenzione alla salute intestinale. Se invece il rallentamento tiroideo, e di conseguenza l’aumento di peso, fosse conseguenza di diete scriteriate è inutile “dare colpa alla tiroide”, ed è parimenti inutile cercare l’integratore che acceleri il metabolismo: bisogna rimboccarsi le maniche, iniziare a fare sport in modo corretto (per ricostruire muscoli metabolicamente attivi, ma ne parleremo meglio l’anno prossimo con Chiara) e sistemare la propria alimentazione, alzare i carboidrati complessi (sì: alzare! Le diete low carbs hanno un senso solo se ciclizzate!), eliminare zuccheri semplici e prodotti industrializzati, tarare i grassi al proprio stato metabolico, assicurarsi fonti di proteine ad alto valore biologico.
L’ipertensione è una sindrome che ormai affligge sia cinquantenni che trentenni: i casi in cui la motivazione sia dovuta esclusivamente ad un problema genetico sono pochi, il più delle volte si sbaglia a mangiare e a fare attività fisica. Il dottore prescrive farmaci che abbassino la pressione e si raccomanda di non mangiare salato, ma è sufficiente? Se volete prendere il farmaco a vita (consapevoli degli effetti collaterali) sì, ma se volete ascoltare davvero il vostro corpo i provvedimenti da prendere sono altri: evitare di concentrarvi troppo sul sale, ma abolire qualsiasi prodotto industriale; aumentare il consumo di verdura cruda; valutare che percentuale del rialzo pressorio sia dovuto allo stress piuttosto che alla dieta (il cortisolo, ormone dello stress, causa una ritenzione di liquidi con conseguenze pressorie); evitare di passare tutto il vostro tempo libero sul divano.

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Questi sono solo quattro esempi, ma ne potrei fare molti altri… 
Quello che vorrei farvi capire è che per controllare uno stato di malessere diffuso è necessario agire su più fronti.

I passi da fare sono sostanzialmente tre: documentarsi, agire, cambiare.

Indubbiamente è necessario consultare un medico per valutare l’aiuto farmacologico, cercando il più possibile di essere pazienti consapevoli: arrivare nello studio medico con l’aria supponente e con una autodiagnosi dedotta da informazioni prese qua e là su Wikipedia e gruppi Facebook non è una mossa astuta. Però reperire informazioni circa al proprio malessere, così da interrogare il medico per togliersi ogni dubbio, è un proprio sacrosanto diritto: cercate fonti di informazioni autorevoli, non il primo sensazionalistico titolo “Se hai questi sintomi allora la tua malattia è questa”, né i miracolistici “Scoperta nuova cura per questa o quest’altra patologia”.
Se, com’è logico che sia, non avete dimestichezza con studi scientifici e linguaggio medico, cercate il confronto con medici disposti a chiarire i vostri interrogativi, disponibili ad essere contattati in caso di difficoltà anche al di fuori degli appuntamenti ambulatoriali (con il dovuto rispetto per la loro vita privata e senza far diventare i piccoli interrogativi una vera e propria consulenza telematica). 
Se volete tentare approcci curativi olistici, affidatevi sempre a un medico competente di cure alternative: non credete al primo sciamano che vi parla di “riequilibrio karmico” o altre fumose definizioni. Per molte sindromi esistono valide cure anche nella medicina naturale, nell’omotossicologia, nell’uso di ormoni bioidentici e nella fitoterapia. In questi casi si ha il vantaggio di effetti collaterali pressoché nulli, ma lo svantaggio di tempi di azione del rimedio più lunghi: se avete un mal di testa lancinante e dovete sostenere un esame il giorno successivo, forse il preparato erboristico non fa al caso vostro… Ma per altre problematiche ben venga una cura più dolce, che assecondi i tempi del vostro corpo e non lo forzi a iper-reagire; tuttavia, se dopo 4-6 settimane di terapia non avete notato alcun miglioramento forse è il caso di pensare a qualcosa di diverso.


Attenzione! Queste settimane di cura devono però essere accompagnate anche alla parte attiva e di cambiamento *personale*: se prendete un rimedio per sbloccare un ciclo assente ma continuate a mangiare 1300 calorie al giorno non potete sperare nel miracolo. Se assumete preparati galenici per la tiroide ma continuate uno stile di vita sedentario non potete pretendere di dimagrire. Se vi affidate a estratti erbali che rafforzino il vostro sistema immunitario ma continuate a dormire cinque ore per notte, bere litri di caffè e essere continuamente sottoposti a fattori stressogeni, il prossimo virus in circolazione non avrà pietà di voi.

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C’è chi crede fermamente nel motto di Ippocrate “vis medicatrix naturae“, ossia nei poteri innati di auto-guarigione; per semplificare: sto male, ma non mi curo perché il mio corpo è in grado di curarsi da solo. Questa fiducia è un’arma a doppio taglio: se da un lato evita di introdurre farmaci a volte inutili, dall’altro può portare alla degenerazione della malattia stessa.
Bisogna trovare il giusto… equilibrio! Bisogna predisporre il proprio corpo a stare meglio e a farcela con le proprie forze. Bisogna nutrirlo correttamente, spingerlo dolcemente a muoversi tutti i giorni, fargli respirare aria buona e riempirlo di buoni pensieri e di positività. Ma bisogna anche sostenerlo con quei farmaci (naturali o non) che lo pongano nelle condizioni di poter reagire allo squilibrio nel quale si trova.
Ecco come è possibile “adottare” i principi della Medicina Tradizione Cinese, senza dover intraprendere un viaggio spirituale in Oriente.

Prendetevi cura di voi stessi.
Fermatevi, ascoltatevi, documentatevi ed agite.

Auguro a tutti, di vero cuore, un glorioso 2016: che sia pieno di amore per sé e di positività.
Positività in senso etimologico: non un’ingenua felicità, ma il latino positivus, “che viene posto”. Positività è una condizione pragmatica: è qualcosa di concreto, su cui si può contare. Siate positivi nel senso di essere sempre pronti a costruire il vostro futuro e le vostre possibilità.

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