Conoscete il lipedema?
Probabilmente non ne avete mai sentito parlare, ma potreste soffrirne o conoscere qualcuno che ne soffre, pensando che sia “solo” un problema di accumulo di grasso localizzato. Purtroppo è una patologia poco conosciuta, in Italia e nel mondo: sottodiagnosticata, e banalizzata in “fai massaggi drenanti che migliori”.

Il lipedema – Cosa è
Il lipedema è diverso dal linfedema.
Il lipedema è un’abnorme deposizione di grasso in entrambe le gambe: inizia dai fianchi e progressivamente va ad interessare tutto l’arto, fermandosi ai piedi. Chi ne soffre non è necessariamente sovrappeso o obeso: ci sono pazienti normopeso, con una sproporzione enorme tra la parte superiore del corpo e quella inferiore, molto più marcata di una semplice conformazione ginoide.
Il linfedema, invece, è un ristagno linfatico che può colpire vari distretti dell’organismo, non solo le gambe; può colpire sia uomini che donne, mentre il lipedema colpisce solo le donne.
La differenza tra le due condizioni, che a volte si presentano esteticamente simili, è proprio nei liquidi: un linfedema si può controllare e risolvere con cure mirate a permettere il recircolo del fluido interstiziale accumulato (linfodrenaggio, pressoterapia, uso di drenanti o di calze graduate…). Il lipedema, invece, risponde solo parzialmente a queste terapie. Il lipedema, inoltre, è estremamente più doloroso del linfedema: a seconda della gravità della condizione, chi ne soffre potrebbe provare fastidio anche solo stando seduta.

Soffrire di lipedema non vuol semplicemente dire “essere formosa e avere grasso localizzato a livello di cosce e glutei; è una vera e propria condizione patologica, caratterizzata esteticamente da un marcato squilibrio di deposizione del grasso tra parte superiore e quella inferiore del corpo.

La gravità del lipedema è progressiva: nello stadio I si inizia ad avere accumulo di grasso nelle gambe, ma la pelle si mantiene morbida e soffice; con il progredire della malattia l’aspetto della pelle cambia, assumendo un aspetto “a materasso” (simil-cellulite, ma più marcato, con noduli più evidenti e duri).
Un’altra peculiarità della malattia sta nella tipologia dimagrimento: chi soffre di lipedema e si mette a dieta continuerà a dimagrire sempre e solo nella parte superiore, con benefici irrisori sulla parte inferiore del corpo; questo dimagrimento disarmonico causa una sempre più marcata incongruenza estetica, per cui l’effetto ottico di fianchi prominenti e cosce grosse diventa sempre più evidente.

Alimentazioneinequilibrio - Lipedema

La diagnosi di lipedema è quanto mai difficile, poiché non esistono criteri diagnostici definiti: sta all’esperienza clinica del medico specialista formulare la diagnosi. Esistono delle linee guida orientative (tuttavia datate, del 1951) ed esiste la diagnosi differenziale per linfedema e insufficienza venosa cronica, che vi riporto in questa tabella per darvi un’idea delle differenze.

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Le cause di lipedema
Purtroppo, così come è difficile individuare dei criteri diagnostici ben definiti, è parimenti difficoltoso individuare le cause di lipedema. Come tante altre patologie, l’insorgenza è multifattoriale: giocano un ruolo principale condizioni di sovrappeso, obesità, sedentarietà, marcata estrogeno-dominanza, su cui la genetica fa comunque da fattore fortemente predisponente.

I rischi connessi al lipedema
Si possono dividere i rischi conseguenti al lipedema in tre categorie: primari, secondari e psicologici.
I rischi primari hanno a che fare con le problematiche posturali conseguenti al lipedema stesso, che spesso sono gravi al punto da spingere la paziente a diversi consulti fisiatrici e ortopedici. Vi sono conseguenze dirette a livello metabolico, con aumento dei fattori di rischio cardiovascolare (colesterolo LDL, glicemia, omocisteina, VES, trigliceridi), scompensi pressori (tendenzialmente bassa pressione, che può avere tuttavia picchi randomici), diminuto assorbimento di alcune vitamine e minerali (vitamina D, B12, zinco, ferro, magnesio e potassio).
I rischi secondari hanno a che fare con le conseguenze sul lungo termine dei rischi primari: aumentato rischio per trombosi e flebiti, aumentato rischio per iperglicemia e diabete, disfunzioni endocrine a livello sessuale o tiroideo.
I rischi psicologici sono quelli più insidiosi, perché possono manifestarsi fin dall’esordio del lipedema e venire ampiamente sottovalutati: inizia tutto come una “normale” frustrazione dovuta al mancato dimagrimento; frustrazione che tuttavia viene esacerbata perché, a fronte di sacrifici considerevoli, il dimagrimento è concentrato solo sulla parte superiore del corpo, portando ad una notevole disarmonia della figura corporea.

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Il grasso del lipedema e l’estrogeno-dominanza
Il grasso che interessa gli arti inferiori di chi soffre di lipedema è particolare. 
In primis, è caratterizzato da microaneurismi (segno precoce della malattia), ossia piccole perdite nei vasi che irrorano questa sede di tessuto adiposo. Inoltre, il tessuto stesso è estremamente infiammato, con cospicua presenza di macrofagi e ampia presenza di citochine proinfiammatorie: per questo motivo uno dei cardini della dieta (e dell’integrazione a supporto) è proprio il meccanismo antinfiammatorio.
Quella che, tuttavia, è la peculiarità più problematica è la seguente: le cellule del grasso lipedemico sono particolarmente sensibili ai livelli di glucosio circolanti e ai minimi innalzamenti insulinemici, tale per cui sono in grado di accrescersi enormemente a fronte di variazioni minime della glicemia. Per intenderci: se una persona senza lipedema per una settimana mangia più carboidrati rispetto al solito tenderà ad accumulare 1-2 kg di ritenzione di liquidi, che scompariranno rapidamente a seguito di giorni più “puliti” dal punto di vista dell’alimentazione e un po’ di attività fisica in più. Invece, a parità di sgarri, chi soffre di lipedema potrebbe accumulare il doppio del peso, tutto localizzato su cosce e glutei (mentre normalmente il grasso di recente accumulo si immagazzina sulla pancia) e, quel che è peggio, non riuscirà a smaltire tanto facilmente il peso accumulato.

Altro grosso problema del grasso del lipedema ha a che fare con l’estrogeno-dominanza, che alcuni studiosi pongono tra le cause (e non tra le conseguenze) della patologia.
Le donne in età fertile producono estrogeni in due distretti: a livello di ovaie, e a livello di tessuto adiposo. Gli estrogeni prodotti dal grasso possono creare un circolo vizioso che peggiora le possibilità di un dimagrimento efficace: da una parte bloccano la deplezione stessa del grasso (ossia fanno da “ostruzione” alla liberazione di grasso dalle cellule adipose), dall’altra interferiscono con alcuni ormoni che regolano l’appetito e il dispendio energetico, aumentando la fame e diminuendo il metabolismo basale.

La cura del lipedema
Il trattamento del lipedema dipende dallo stadio nel quale la paziente si trova. Si agisce su più fronti (non necessariamente su tutti contemporaneamente):
– Alimentazione specifica
– Allenamento personalizzato
– Cure ormonali mirate a correggere l’estrogeno-dominanza
– Chirurgia bariatrica
– Supporto psicologico

In questa sede tratteremo solo la parte relativa all’alimentazione, essendo di mia competenza.

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La dieta – I punti salienti
La dieta per il lipedema non può essere una “semplice” ipocalorica, semplicemente perché… non funziona.
Ovviamente, per poter garantire il dimagrimento, la dieta dovrà anche essere ipocalorica, ma dovrà tener conto soprattutto di altre priorità:
– Attivazione dei meccanismi antinfiammatori
– Contrasto dell’estrogeno-dominanza
– Necessità di supplementazione specifica

Dieta antinfiammatoria
La dieta è antinfiammatoria nella misura in cui evita picchi insulinemici (stimolo potentemente pro-infiammatorio in caso di insulino-sensibilità, come nel lipedema), permette il corretto bilancio tra omega3 e omega6 e apporta sostanze antinfiammatorie specifiche.
Il controllo dei picchi insulinemici passa attraverso il controllo dei carboidrati: la dieta è tendenzialmente low-carbs, con una minima ciclizzazione delle quantità degli amidacei. Vale a dire che alcuni giorni della settimana prevederanno carboidrati più alti, e altri giorni l’apporto sarà più stretto, sempre comunque nell’ottica di una low-carbs: a seconda della tolleranza della paziente, si valuterà se progredire verso un aumento della quota.
Le Linee Guida per il lipedema suggeriscono di privilegiare carboidrati da fonti senza glutine (riso lungo in particolare), per la frequente correlazione della patologia con leaky-gut e per il ruolo infiammatorio svolto dal glutine sulla base di questa condizione.

Per permettere il bilancio tra omega3 e omega6 si suggerisce di evitare tutto il cibo che sia industrializzato e raffinato, gli oli vegetali che non siano l’extravergine di oliva e le fonti proteiche da allevamenti intensivi (sia carne, che pesce, che uova). Spesso si integra con omega3 da alghe, krill o olio di pesce (con certificazioni di alto livello che attestino sia esente da mercurio e metalli pesanti).

A livello di introduzione di sostanze antinfiammatorie si usano combinazioni alimentari specifiche, con ampia presenza di antiossidanti da erbe aromatiche e spezie (soprattutto cannella e zenzero, anche per le spiccate proprietà drenanti e gluco-modulanti), verdura cruda e grassi vegetali ricchi di vitamina E.

Dieta ipocalorica
Come scrivevo poco sopra, se il lipedema si accompagna a necessità di perdita di peso, la dieta dovrà mantenersi ipocalorica rispetto al fabbisogno della paziente, ma la ripartizione delle calorie sarà studiata per garantire lo stimolo adeguato alla replicazione mitocondriale. Il fine è quello di incentivare il metabolismo basale, oltre che di innescare processi dimagranti (che, ripeto, potrebbero essere limitanti in caso di lipedema).
Negli stadi iniziali della malattia è possibile che una dieta specifica e molto attenta permetta il dimagrimento, seppur molto lento; quando invece il lipedema raggiunge stadi superiori il dimagrimento non accompagnato da adeguata attività fisica interesserà solo la parte superiore del corpo: gli arti inferiori rimarranno di dimensioni pressoché invariate.
L’attività fisica dev’essere attentamente calibrata: non può essere troppo intensa per evitare che i radicali liberi liberati inneschino un loop di ossidazione e di ritenzione di liquidi, ma non può essere nemmeno troppo blanda da non toccare minimamente la “miscela bruciagrassi”. Meglio affidarsi a un personal trainer competente in ambito di allenamento al femminile e di estrogeno-dominanza. Nei giorni di allenamento vanno indubbiamente aumentati i carboidrati senza creare insulino-sensibilità, e vanno aumentati i supplementi antiossidanti.

Dieta per contrastare estrogeno-dominanza
Il primo passo per controllare l’estrogeno-dominanza è focalizzarsi sull’intestino: la disbiosi che spesso si accompagna al lipedema crea resistenza recettoriale agli estrogeni; correggendo la disbiosi, si comincia a lavorare a livello ormonale. A seconda dei sintomi della paziente le indicazioni saranno personalizzate dal dietista o nutrizionista.
Tendenzialmente, nell’ottica di ripristinare una buona funzionalità intestinale si consiglia di evitare latte e derivati, sia freschi che stagionati; questo permetterà altresì di dare un taglio ad una categoria di alimenti con una forte tendenza allo stimolo insulinico.

Fondamentale risulterà poi evitare alimenti ad azione simil-estroginica (come ad esempio la soia e i suoi derivati) e l’eccesso di colesterolo (il colesterolo è materia prima di produzione degli estrogeni; in presenza di eccesso di massa grassa, il colesterolo alimentare fa da stimolo all’iperproduzione ormonale femminile). In una prima fase della dieta è consigliabile aumentare l’introito di fibra da verdura cruda, che aiuta a “imprigionare” gli estrogeni e le SHBGs circolanti e convergerli verso l’eliminazione; da evitare, invece, la verdura bollita, che potrebbe contribuire in modo sostanziale al peggioramento della circolazione linfatica.

Attenzione a tutti gli interferenti endocrini, provenienti dall’alimentazione e non: pesticidi, fertilizzanti, integratori dati agli animali allevati in modo intensivo. Più l’alimentazione si orienta in senso “biologico/km0”, meglio è.

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Supplementazione
Gli integratori che possono essere usati in caso lipedema sono molti: vengono scelti in base alle condizioni cliniche della paziente e del suo assetto ormonale.

Di norma l’integrazione di vitamina D è indispensabile: l’eccesso di massa grassa localizzata, la disbiosi e l’estrogeno-dominanza sono tutte condizioni che portano ad un’ipovitaminosi importante, sicuramente da correggere. A seconda dei valori ematici iniziali, l’integrazione può variare da 1000 a 3000-4000 UI al giorno.
A livello vitaminico, importante controllare anche la vitamina B12 (nel caso si integrasse, da preferire la forma metilata, facendo attenzione che la disbiosi non causi ipermetilazione) e la C (soprattutto in fumatrici).
Può essere utile istituire un’integrazione di routine anche per gli omega3 EPA e DHA e per il magnesio, meglio se in forma bisglicinata.

I diuretici e i drenanti sono normalmente inutili e controproducenti in caso di lipedema (al contrario del linfedema), perché potrebbero portare ad una disidratazione importante senza beneficio sui dotti linfatici. Un simil-drenante a volte usato è la Borsa Pastoris, che funziona come agonista alfa-adrenergico sulle cellule linfatiche, e pertanto torna utile in caso di estrogeno-dominanza. Meglio se usato in abbinata a acido alfa-lipoico, curcumina e flavonoidi.

Sono consigliati anche enzimi sistemici, da assumere a stomaco vuoto: al contrario degli enzimi digestivi, questi enzimi specifici aiutano a ridurre l’infiammazione e l’edema attraverso l’azione proteolitica.

Quando la dieta non basta…
Nella maggior parte delle pazienti che soffrono di lipedema la dieta, da sola, non è risolutiva né sul dimagrimento né sull’alleviare dolore ed effetti secondari della condizione patologica. Indubbiamente la terapia alimentare aiuta, fosse anche solo a livello antinfiammatorio; tuttavia, qualora i risultati in termini di perdita di peso lasciassero a desiderare, è consigliabile contattare un Medico esperto della patologia, che focalizzi la terapia sia sul sostegno degli organi emuntori che sullo squilibrio ormonale. Un aiuto per le forme più leggere di lipedema può venire anche dalla fitoterapia e dall’agopuntura, ovviamente praticate da professionisti esperti e certificati.

Bibliografia
– C Canning, JR Bartholomew – Lipedema – Vascul Medicine 2018 vol 23
– S Reich-Schupke – Diagnosis and treatment of lipedema – Phlebologie sep 2016, Vol 45
– DW Buck, KL Herbst – Lipedema: a relatively common disease with extremely common misconceptions – Plastic and reconstructive surgery, sep 2016 Vol4