Inevitabilmente, anche agosto è agli sgoccioli e tempo pochissimi giorni sarà un anno nuovo.
Forse non ve l’ho mai detto, ma per me l’anno cambia in autunno, e non a gennaio. I buoni propositi li faccio a cavallo tra agosto e settembre: è come se le prime foglie che cadono dagli alberi mi ispirassero a impegnarmi in qualcosa che dia *vita* ed *entusiasmo* durante i mesi freddi. Alle elementari adoravo andare con mia mamma a comprare quadernoni nuovi nuovi, astucci, pastelli, penne e materiale scolastico: la prima pagina bianca racchiudeva un mare di possibilità, e mi impegnavo a decorarla il meglio possibile. Adesso che a scuola non vado più, queste settimane rappresentano quelle in cui mi ricarico completamente e in cui amo di più assorbire la luce del sole nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio.
Come avevo anticipato sulla pagina di Facebook a partire da metà settembre ci sarà qualche novità da comunicarvi: i progetti per ora sono in stand-by, il nuovo anno per me inizierà dopo le tanto attese vacanze (mentre tutti tornano, io devo ancora partire!) e dopo il mio compleanno, che cade proprio prima della metà di settembre. Che sia per questo che la seconda metà del mese per me rappresenta l’inizio di un “anno nuovo”?

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Digressioni a parte, per tutti a settembre ritorna la routine della vita scolastica, accademica, lavorativa: un nuovo anno di scuola, il rientro in ufficio dopo le ferie, le nuove iscrizioni a corsi nelle palestre, qualcuno che inizierà a frequentare lezioni di yoga, cucina, cucito, ballo…
Settembre e ottobre sono i mesi in cui pian piano il nostro corpo si quieta, passando dalla frenesia bruciante dell’estate all’assopimento bradipico dell’inverno. La natura è al suo massimo splendore prima della fredda stasi che la pervade da novembre: la luce di settembre è la più dolce e intensa mentre il calore del sole pian piano si smorza, gli alberi si tingono di colori pieni, le piogge notturne sono quantomai gradite.

Come armonizzare la nostra alimentazione ai nuovi ritmi?

I cambi di stagione sono sempre problematici per le nostre energie e il nostro sistema immunitario, che diventa molto suscettibile: ci sentiamo più stanchi, più assonnati, più acciaccati. Queste sensazioni negative sono da ricondursi in parte all’influenza che le ore di luce hanno sul nostro sistema cerebrale, in parte all’iperlavoro degli organi emuntori.
Vi siete accorti che la sera diventa buio più presto già da un paio di settimane? Il cambiamento delle ore di luce giornaliere influenza la secrezione di melatonina, una sostanza prodotta dalla ghiandola pineale che regola il ciclo sonno-veglia e influenza il nostro umore (in modo labile, ma è pur sempre uno dei fattori che lo modulano). Di norma nelle ore notturne produciamo più melatonina, garantendoci un riposo ristoratore e rinvigorente. Oltre a risentire dei ritmi circadiani (ovvero giorno/notte), la secrezione di melatonina varia anche in funzione a ritmi circastagionali: in inverno viene riversata nel sangue in modo più lento e continuativo che non in estate: durante la bella stagione, infatti, ci sentiamo bene anche con meno ore di sonno alle spalle, mentre in inverno staremmo sempre a poltrire.
Durante il cambio di stagione la secrezione di melatonina subisce uno scossone: questo cambiamento si ripercuote sulla qualità e quantità del nostro sonno, e sul nostro umore; la classica sindrome da “depressione post-vacanze” è dovuta anche a questo.
La melatonina esercita un’azione specifica anche sui follicoli piliferi: avete notato che al ritorno dalle vacanze estive i nostri capelli sono più spenti, sciupati, e che ne perdiamo di più? Sicuramente se siamo stati al mare i frequenti lavaggi in acqua salata non hanno aiutato le nostre folte chiome, ma l’effetto viene enormemente intensificato dalla diminuzione dei livelli di melatonina. Avevo scritto un articolo con i consigli per rafforzare i capelli nel cambio di stagione attraverso l’alimentazione, lo potete leggere qui.

Il cambiamento nella secrezione di melatonina aumenta l’appetito verso i carboidrati complessi: ci attirano di più pane e pasta, torte e biscotti. Se fino a qualche settimana fa potevamo rinunciare di buon grado ai farinacei (magari in favore di più zuccheri, come frutta e gelati, ma non farine), adesso è esattamente l’opposto. Di base c’è una spiegazione biochimica: la melatonina viene sintetizzata a partire dalla serotonina, a sua volta prodotta dal triptofano; il triptofano è un aminoacido essenziale assunto solo con la dieta: la sua concentrazione è elevata in associazione ai carboidrati complessi di pane, pasta e cereali in generale. E’ come se il nostro corpo cercasse di compensare la temporanea diminuzione del prodotto finale (melatonina) fornendo più materia prima (triptofano), nella speranza che in qualche modo si attui la conversione. In parte questo si verifica, ma l’appetito verso i carboidrati ci porterà anche a far fluttuare i livelli glicemici, causando alla lunga ritenzione di liquidi, aumento di peso e fame vorace (più mangiamo farine più vorremmo continuare a mangiarne).
Esistono altre fonti di triptofano di cui possiamo riempire la dispensa per sostenerci nel cambio stagione: semi di zucca da usare come snack o da aggiungere alle insalate, semi di sesamo con cui fare croccanti panature per pesce e carne o da mischiare a burger di legumi, parmigiano a cubetti da portarci sul lavoro come spezzafame; e ancora: uova, pesce di lago come coregone, persico e lavarello, spinaci, fagioli neri, cioccolato nero e mandorle.

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E’ comunque importante ricordare che gli effetti della melatonina su sonno, umore e fame sono circoscritti alle prime due-tre settimane d’autunno, quindi a quella ventina di giorni a cavallo tra settembre e ottobre. Stessa cosa vale nel periodo di passaggio tra inverno e primavera. In seguito il nostro corpo si abitua ai nuovi ritmi, e anche la nostra ricettività alla melatonina si assesta.

Ho accennato prima agli organi emuntori: durante i cambi di stagione gli organi che si occupano del drenaggio e della detossificazione da cataboliti lavorano di più. Si tratta di pelle, intestino, polmoni, fegato e reni. In primavera e in autunno la pelle si può riempire di brufoletti sottopelle, come le estetiste ben sanno: sono queste le settimane più indicate per pulizie del viso profonde! Potremmo anche risentire maggiormente di stipsi e di ritenzione idrica: la stipsi è determinata da un affaticamento epatico che si ripercuote sull’intestino, mentre la ritenzione idrica è dovuta al lavoro dei reni. Dal canto mio, sento su me stessa la sofferenza dei polmoni: un paio d’anni fa ho avuto la polmonite, e da allora a settembre e a marzo mi sveglio con un fastidioso dolore al polmone destro.
Se per i polmoni si può far ben poco con l’alimentazione, possiamo invece sostenere gli altri organi in diversi modi.

Per la pelle è presto detto: vi rimando prima di tutto a questo articolo sulla correlazione tra acne, latticini e indice glicemico. Se vedete la vostra pelle particolarmente impura può giovarvi un’alimentazione a basso carico glicemico (che non vuol dire senza carboidrati, mi raccomando non fate questo errore!) e che escluda latte e derivati; saranno al contrario utilissimi tre ortaggi: sedano, finocchio e cetriolo. Da usare preferibilmente come centrifuga oppure da proporre come contorno: rigorosamente crudi, magari abbinati a rucola e insaporiti con zenzero e/o limone.

Per sollecitare un buon transito intestinale in questo periodo dell’anno è necessario stimolare il fegato più che intestardirsi a mangiare quantità abnormi di fibre (che in questo caso potrebbero addirittura peggiorare la stipsi!). Sono utili le erbe amare, come bieta o cicoria o catalogna spadellate con aglio, olio e peperoncino, ma anche le melanzane e le uova; queste ultime, inoltre, sono un importante stimolo allo svuotamento della colecisti: l’azione è indispensabile per sollecitare il transito intestinale in situazioni di stasi.

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Per agevolare la funzione renale è sufficiente cominciare a diminuire il consumo degli ortaggi e della verdura tipicamente estiva: la ricchezza di acqua di questi prodotti è sicuramente consigliabile per reintegrare le perdite idriche e minerali causate dal grande caldo, ma quando l’aumento introito non è giustificato da un’aumentata necessità potrebbe addirittura essere controproducente. Senza contare che in persone particolarmente freddolose mangiare frutta estiva fuori stagione determina un abbassamento della temperatura basale per dispersione del calore e conseguente pelle d’oca anche a 25°C ambientali! Se nel Sud Italia forse non è ancora finita la stagione di angurie, meloni, pomodori, peperoni, nel Nord sicuramente sì: ne troviamo ancora al mercato, ma le attuali temperature (e previsioni a medio-lungo termine) non ne rendono più consigliabile un consumo frequente. Possiamo dare ancora qualche settimana alle zucchine e alle melanzane, ma suggerirei poi di cominciare a riempire le sporte della spesa delle prime mele e pere, prugne, fichi, biete, fagioli freschi, i primi broccoli e cavolfiori, tra poco qualche zucca. E, ovviamente, verdura drenante come cicoria, erbette e sedano rapa.

Naturalmente, per agevolare il lavoro degli emuntori e non affaticare un processo di profondo cambiamento cellulare già in atto sarebbe consigliabile limitare il possibile la produzione di scorie azotate dal metabolismo proteico e in generale la produzione di cataboliti: rinunciamo il più possibile alla carne rossa finché non saremo effettivamente in autunno, in particolare la selvaggina e gli affettati. Di pari passo reintroduciamo piatti unici a base di legumi, che se ricordate bene qualche mese fa vi avevo suggerito di limitare con il grande caldo.

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Nel prossimo articolo darò qualche consiglio in più sulla suddivisione dei pasti in autunno e su quali siano le scelte che ci permettono di mantenere elevata la concentrazione sul lavoro o trarre il maggior profitto dallo studio. E’ probabile che lo pubblicherò tra un paio di settimane: come vi ho anticipato sabato parto per la mia settimana di vacanza, e non credo che aggiornerò il sito in quei giorni… Me lo perdonate, vero? 🙂

A presto, e buon inizio settembre a tutti!