Mancano pochi giorni alla mia partenza per la Val d’Orcia, ma prima di salutarvi per poi riprendere ad ottobre con nuovi articoli, volevo scrivere un ultimo intervento.

Chi mi segue da un po’ sa che periodicamente pubblico qualcosa che ha poco a che fare con l’alimentazione; ad esempio, qui avevo parlato dell’armonia che lega corpo e mente, mentre qui avevo cercato di far aprire gli occhi circa la presunta necessità di dimagrimento.
Oggi, invece, parliamo di ormoni, emozioni e cibo.

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Nell’ultimo anno ho scritto tanto in merito all’equilibrio ormonale di una donna, qui trovate tutta la serie di articoli inerenti alla tematica. Grazie ad essi, sono arrivate al mio ambulatorio donne con problemi di ovaio policistico, dismenorrea o amenorrea. Per alcune di loro è bastato qualche mese di alimentazione corretta ed equilibrata: il ciclo ricompare o diventa regolare, l’ovulazione c’è, e per alcune di loro che erano alla ricerca è arrivata anche la bella notizia di una cicogna!
Per altre, invece, il percorso è più lungo e tortuoso.
Per alcune donne le difficoltà mestruali sono dovute a complicazioni dello stato di salute: ad esempio problematiche tiroidee o surrenaliche, uso protratto di antibiotici o immunosoppressori, presenza di adenomi, alti livelli di prolattina. In questi casi l’alimentazione può essere un coadiuvante, ma non può essere *la* soluzione: è necessario affiancare un percorso terapeutico, che sia esso farmacologico o naturale. Le cure naturali hanno tempi generalmente più lunghi, ma non sono da guardare con scetticismo: ho diverse pazienti che hanno risolto grazie a omotossicologia o fitoterapia, chiaramente seguite da un medico e non da me direttamente (in genere indirizzo al dott. Francesco Perugini Billi, che stimo molto e che ha aiutato me in prima persona). In altri casi la cura farmacologica tradizionale diventa imprescindibile, ad esempio nei casi più complessi di infertilità, nei quali ci si deve affidare a percorsi di procreazione assistita.

Esistono però ragazze e donne per le quali non sembrano esserci complicazioni tali da causare problemi del ciclo: gli ormoni sono tendenti al ribasso, ma non azzerati; non ci sono squilibri tra estrogeni, progesterone e testosterone; l’endometrio è sottile, ma senza danni recettoriali; le ovaie si presentano multifollicolari, ma non c’è policistosi. Il ciclo è sempre stato regolare fino ad un certo punto della loro vita, dopodiché ha cominciato ad essere problematico o completamente assente.
Perché?


Perché la donna è un universo il cui equilibrio non è una calcolatrice, e che non tiene conto solo di variabili fisiche. L’armonia profonda di una donna è un riflesso anche del suo stato mentale e della sua emotività.

Se state leggendo questo articolo perché avete problemi di amenorrea o dismenorrea, provate a fare mente locale per ricordarvi quando tutto è iniziato: forse avete passato un bruttissimo periodo con il vostro partner? Forse a seguito di una dieta estrema con considerevole perdita di peso e ipercontrollo di ciò che mangiavate? Avete vissuto episodi traumatici, come la perdita di una persona molto cara, un aborto o un abuso?
E adesso, invece, come state vivendo? Forse posso tracciare un vostro profilo in controluce.

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Siete delle donne forti e determinate, avete eccellenti prestazioni lavorative o accademiche, ma siete insicure e fragili del vostro ruolo. Avete un rapporto disarmonico con il vostro corpo: siete normopeso, ma controllate spasmodicamente la vostra dieta per timore di aumentare. Sapete che forme eccessivamente spigolose sono il contrario di quel che si definisce “femminilità sinuosa e fertile”, ma proprio non vi potete immaginare con fianchi un poco più arrotondati. Oppure, potreste avere forme femminili e armoniche, ma non accettarle: pesate più o meno tra i 55 e i 65 kg, ma ne vorreste di meno. Fate sport compulsivamente, traendone poco piacere, ma molto stress (state incastrando i vostri allenamenti tra il lavoro e la spesa al supermercato? Vi allenate con l’acqua alla gola all’idea di dover passare a prendere il bimbo in asilo? Mentre state correndo o sollevando pesi pensate a come organizzare il pranzo, il lavoro, lo studio, e vi viene un gran mal di testa?).
E poi, la bilancia, quella maledetta… Più vi allenate, meno riuscite a perdere peso e più vi vedete grosse. Controllate la dieta al grammo, ma gli etti non si schiodano. Magari, attraverso il mio sito o altri network, avete imparato che una dieta eccessivamente stretta è tutto fuorché efficace, allora avete aumentato un po’ le dosi… Ma andate nel panico più totale quando dovete uscire a cena, vi arrabbiate quando il vostro fidanzato mangia l’ultima mela che avevate programmato di usare come spuntino, e nascondete il “vostro” cibo per evitare che finisca in fauci altrui. 
Infine, c’è la preoccupazione del ciclo, certamente: magari siete gonfie perché tra qualche giorno finalmente si smuoverà qualcosa? E quando il ciclo arriverà, riterrete di più i liquidi? Non potrete fare sport perché due o tre giorni al mese sarete troppo stanche? Però voi lo volete, un ciclo regolare! E’ la base dell’armonia femminile, giusto?
Tutto questo si traduce in un solo modo. Vi state stressando.

Lo stress può causare un significativo sbilanciamento ormonale a livello ipotalamico e/o ipofisario, tanto che nei casi di amenorrea conclamata si può parlare di “amenorrea ipofisaria” o “amenorrea ipotalamica”. 
Cerco di spiegarvi in modo molto semplice cosa succede.
Esistono due centri cerebrali che stimolano le ovaie a produrre gli ormoni che regolano il ciclo mestruale: i due centri sono chiamati ipofisi e ipotalamo. L’ipotalamo produce GnRH, un peptide che stimola l’ipofisi a produrre FSH e LH: queste ultime sono chiamate gonadotropine, una parola greca che significa “stimolanti le gonadi” (ossia le ovaie). Quando i livelli di FSH e LH sono bel bilanciati le ovaie sono in grado di rilasciare estrogeni e progesterone, i veri protagonisti nella regolazione mestruale.
Lo stress prolungato ha l’effetto distruttivo di danneggiare l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaie: le nostre ghiandole surrenali producono troppo cortisolo, l’ormone dello stress, che entra in competizione con gli ormoni sessuali. Da una parte utilizza le stesse materie prime che servirebbero a produrre gli ormoni sessuali stessi: è come se avessimo un chilo di farina e dovessimo preparare sia il pane che la crostata; se usiamo tutta la farina per preparare la pagnotta, non avremo il dessert. Fuor di metafora: se usiamo le materie prime per produrre tanto cortisolo, ce ne rimangono poche per progesterone ed estrogeni. Ma il cortisolo ha anche la capacità di abbassare la produzione ipofisaria di FSH e LH, quindi non solo non abbiamo i “mattoni” (la materia prima) ma nemmeno il “muratore” (colui che crea)!

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Tutto ciò, se protratto nel tempo, porta inevitabilmente a squilibri del ciclo. E quel che è peggio, è che il meccanismo si autoalimenta. 
Cosa voglio dire?
Bassi livelli di LH comportano un rallentamento della tiroide, l’organo che presiede il metabolismo. Una tiroide rallentata determina a sua volta una maggior difficoltà ad ossidare i grassi, ed ecco quindi che si spiega perché in caso di amenorrea si faccia più fatica a dimagrire. La donna, impaurita, restringerà ancora di più la dieta, e… la tiroide e l’ipotalamo rallenteranno ulteriormente. Non solo: bassi livelli di ormone T3 (ormone tiroideo metabolicamente attivo) rendono meno funzionali le ovaie, che risulteranno progressivamente più “sorde” allo stimolo dell’LH, e che quindi avranno un ulteriore motivo per non funzionare bene.
Il cortisolo in eccesso nel sangue determinerà ipereccitabilità e nervosismo, fino a veri e propri scatti di rabbia. Tutto questo accentuerà un desiderio di perfezionismo e di controllo che accomuna tante ragazze con lo stesso problema: maggiore controllo, maggiore stress, maggiore cortisolo. 
Si potrebbe verificare anche un’estrogeno-dominanza, vale a dire: gli ormoni sessuali sono troppo bassi per poter dare un ciclo regolare, ma la proporzione tra estrogeni e progesterone è totalmente a sfavore di quest’ultimo. Un eccesso relativo di estrogeni si traduce con uno stato emotivo più instabile, caratterizzato ora da tristezza ora da euforia, ora da stanchezza ora da iperattività. 
Da ultimo non si possono ignorare le conseguenze a carico dell’ormone insulina, che regola i livelli di zucchero nel sangue. Se avete seguito i miei interventi sull’ovaio policistico, saprete che attraverso l’alimentazione si possono controllare le manifestazioni fisiche e metaboliche dell’ovaio policistico proprio grazie alla miglior regolazione insulinica. Sappiamo quindi che insulina e ormoni sessuali sono strettamente legati: uno squilibrio insulinico causa uno squilibrio sessuale… e viceversa. Quindi, potreste avere una forma leggere di insulino-resistenza che non è causa dell’amenorrea, ma ne ho conseguenza. I sintomi? Maggiore appetito a distanza di due ore dal pasto, crisi ipoglicemiche, voglia di zuccheri. Ma anche difficoltà a riposare bene la notte, vago senso di nausea e ottundimento mentale.

Dire che “hai problemi mestruali perché sei stressata e perché sei fissata con un corpo che non puoi avere” è da stolti: come ho spiegato, il circolo vizioso si autoalimenta e prescinde la volontà. Il tutto potrebbe partire da una dieta eccessiva o da sport forsennato, ma una volta che gli ormoni sono stati sbilanciati non è sufficiente nutrirsi di più e diminuire lo sport: sono entrati in gioco altri fattori, e ci vuole più tempo per sciogliere i nuovi nodi.

Quello che però è importante sapere, e con smetterò mai di ripetere alle mie pazienti e a voi, splendide donne e ragazze che mi leggete, è che si tratta *anche* di cambiare mentalità, e di non confidare solo sulla “dieta degli ormoni” o sul “fitoterapico per l’armonia”. Dovete anche pensare al resto della vostra vita, e in particolare ai fattori di stress: lavoro, famiglia, sport, autoaccettazione, rapporto con gli altri e con il partner.

Sì, è difficile. Lo so. E vi sembra di dover scalare una montagna ripidissima: “come farò?”.
Fate un bel respiro. Esistono fonti di stress che sono difficilmente modificabili (il periodo di esami universitari o i mesi lavorativamente più intensi), ma ne esistono altre a cui potete ovviare (ad esempio, bilanciando con attività e rimedi rilassanti).
Prendete un foglio bianco e scrivete quello che pensate possa aiutarvi. 
Qualsiasi cosa.
Un corso di yoga. O di arti marziali, perché chi l’ha detto che lo yoga rilassi chiunque?
Un corso di decoupage o di cucito o di canto.
Spegnere il cellulare e aprire un libro.
Dire più spesso “no”.
Buttare via i vestiti taglia 38-40 che riuscivamo a mettere quando seguivamo una dieta da fame.
Concederci un massaggio rilassante o una fetta di Sacher o una giornata alle terme.
Meno caffè e più tisane.
E poi. Imparare a mangiare e a fare sport senza schematismi, senza rigidità, senza ambizioni inarrivabili.
Da dietista, non possono non insistere sull’ambiguità del salutismo: se da un lato sappiamo quanto attività fisica e alimentazione sana siano importanti a regalarci benessere, dall’altro non possiamo ignorare che l’estremizzazione (l’ortoressia o l’anoressia sportiva) stanno diventano una nuova causa di cosiddette “sindromi del benessere”, tra cui -appunto- anche l’amenorrea e la dismenorrea ipotalamiche.

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Il primo passo per un cambiamento profondo e completo è quello del “reset”.
Tabula rasa.
Ricominciare.

Ci vuole tempo, e probabilmente anche un aiuto esterno: non dovete né pensare di sobbarcarvi l’intero problema (ripeto: non è colpa vostra), né pensare che si possa intervenire passivamente senza mettere in discussione lati della vostra vita che, volenti o nolenti, dipendono solo da voi.
Vi sentite pronte?
Ve lo chiedo perché mi è capitato più di una volta (e mi capiterà in futuro) di parlare con ragazze che vengono da me consapevoli di dover cambiare alimentazione, ma impaurite o dal cambio stesso di dieta (aumento di carboidrati e grassi in primis) o da altri tasti dolenti che vado a toccare (sport compulsivo, autoaccettazione, espressione verbale e fisica della propria emotività e dei propri tormenti interiori).

“Se fate quel che avete sempre fatto, otterrete quel che avete sempre ottenuto”, ricordate?

Prima di concludere ripeto quanto detto all’inizio: tutto il discorso da me fatto è applicabile a casi di amenorrea o dismenorrea ipotalamica, ossia a disequilibri del ciclo non dovuti a problematiche fisiche o metaboliche. Se, invece, soffrite di patologie autoimmuni, avete adenomi ipofisari, difficoltà recettoriale, iperandrogenismo e via dicendo, non trascurate il ruolo giocato dallo stress psicofisico, ma considerate che non è tra le cause scatenanti il vostro problema.

Io vi saluto, ci risentiamo ad ottobre: dal 18 al 30 settembre mi godrò le mie vacanze in Toscana. In linea con quanto scritto in quest’intervento, sarà uno stacco completo: porterò con me il computer, ma leggerò e risponderò solo alle mail per nuovi appuntamenti (per evitare di accumularne troppi e, già che sono in tema, avverto che le prime disponibilità sono a partire dal 20 ottobre). Il cellulare di lavoro sarà acceso solo un paio di ore la sera, sempre e solo per appuntamenti.
Per quanto ami il mio lavoro, ho concretamente bisogno di staccare la spina: mi conosco bene, e mi rendo conto di aver tirato troppo negli ultimi mesi. Nei prossimi giorni dedicherò tutte le mie attenzioni a quel santo del mio fidanzato, che è la prima e più importante fonte del mio equilibrio (e lo scrivo qui perché tanto so che non legge mai fino in fondo i miei interventi… che sennò si monta la testa! Uomini…!).

Bibliografia

– Laughlin GA – The role of nutrition in the etiology of functional hypothalamic amenorrhea – Curr Opinion Endocrinol Diab 6:38-43
– Laughlin GA, Dominguez CE, Yen SSC – Nutritional and endocrine-metabolic aberrations in women with functional hypothalamic amenorrhea – J Clin Endocrinol Metab 83:25-32
– Warren MP, Perlorth NE – The effect of intense exercise on the female eproductive system – J Endocrinol 170:3-11.
– Loucks AB, Verdun M, Heath EM – Low energy availability, not stress of exercis, alters LH pulsatility in exercising women – J Appl Physiol 84:37-46.
– Berga SL, Marcus MD, Loucks TL et al. – Recovery of ovarian activity in women with functional hypothalamic amenorrhea who were treated with cognitive behavior therapy – Fertil Steril 80:976-81.